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Bill Mitchell e la Cadillac Sixty del 1938

Moderna, vero?
La Cadillac Sixty è spesso considerata un punto di riferimento nel design automobilistico – almeno, così la vedevano in casa General Motors.

 

È interessante sapere che dietro a quel progetto c’era un giovane di appena 26 anni: Bill Mitchell, da poco nominato capo designer, che aveva ottenuto il lavoro in GM grazie a Harley Earl solo due anni prima. Da ragazzo, si dice che “frequentasse le concessionarie per pura passione”: “Nei fine settimana e la sera passeggiava lungo la 57ª strada e Park Avenue, ammirando le grandi Isotta-Fraschini, Rolls-Royce, Hispano-Suiza, Mercedes-Benz e Duesenberg – vere icone stilistiche dell’epoca.”

Il passo successivo fu disegnarle, quelle auto. A 19 anni, Mitchell ebbe la fortuna di entrare in un’agenzia pubblicitaria che incoraggiava il suo talento. I due fondatori dell’agenzia sarebbero poi diventati i creatori dell’Automobile Racing Club of America – predecessore dello Sports Car Club of America. Bill divenne l’illustratore ufficiale del club, progettandone il logo e immortalando le gare su circuiti come Briarcliff e Sleepy Hollow Ring. Finché un amico di Harley Earl non vide quei disegni…

 

La Cadillac Sixty fu il primo progetto completo firmato Mitchell per GM – e portò con sé diverse innovazioni notevoli. Tra queste: i finestrini con cornici “tipo cabriolet” e, soprattutto, l’assenza delle pedane laterali. La silhouette complessiva fu battezzata “torpedo body”, un linguaggio stilistico che GM avrebbe adottato per quasi un decennio. In realtà, si potrebbe dire che la sua influenza sia durata molto più a lungo – basti pensare alla concept car Packard Twelve del 1999.

 

Questa era la didascalia originale della foto:

«Dall’aspetto estremamente solido e con il caratteristico tocco di eleganza Cadillac, la nuova Cadillac Sixty si impone come uno dei modelli di stile del 1938. Alta solo cinque piedi e cinque pollici (circa 1,65 metri), offre però più spazio per la testa rispetto alla media delle auto, grazie a un progetto unico di telaio e carrozzeria. L’assenza delle pedane aggiunge un tocco moderno all’insieme.»

 

Testo: Jeroen Booij
Foto: The New York Public Library

 

Pubblicato:
venerdì agosto 29th, 2025
Allan Lewis
01 Settembre 2025, 18:58
Jeoren:
I've always heard these cars called 60 Specials. Previously and following, all Cadillacs in the 60 range, 61, 62, 63, 65 and 67 used Fisher bodies that were shared with other GM divisions. This car was a Special Fleetwood bodied car until 1942 it shared the body on no other vehicle . In 1938, the 60 special started as a smaller Fleetwood Cadillac for discriminating owner drivers.

Jeoren, I always enjoy the automobile history you continue to write for PWC.
ABL
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Michael Kliebenstein
31 Agosto 2025, 13:31
I‘ve been driving a 1940 Series 62 Convertible Sedan for at least four years as my daily driver in summer. Its a wonderful design, and technically way ahead of the competition. The flat head V8 is fast, ultra reliable, rugged and at the same time elegant. Bill Mitchell had a great feel for what feels right in a car design. My car came to Europe via Omaha Beach, as a US Air Force Generals staff car.
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