La rivista e il marketplace globale per gli appassionati di auto d’epoca, creati da appassionati.
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A volte, le storie più affascinanti sono proprio quelle che devono ancora essere raccontate. Questa Horstman del 1923, che porta con orgoglio il numero 93, fa parte della nostra famiglia da quasi 60 anni – un autentico pezzo di storia automobilistica, recentemente riportato in vita grazie a un restauro attento e rispettoso.
Nonostante la Horstman sia stata custodita con amore per decenni, il suo passato più antico resta avvolto nel mistero. Si sa ben poco delle sue vicende prima degli anni ’60, e come molte auto d’epoca, la sua storia è composta da frammenti – fotografie, voci tramandate e qualche raro indizio.
Uno di questi indizi è una nota foto in bianco e nero della n. 93, che si presume sia stata scattata a Silverstone nell’aprile del 1954. Per anni, questa immagine ha circolato come una sorta di capsula del tempo, raffigurando la Horstman in un momento di rinascita del motorsport nel dopoguerra.
Di recente, tuttavia, è emerso un altro tassello del puzzle: una foto inedita della griglia di partenza, che mostra la n. 93 insieme ad altre vetture storiche – apparentemente nello stesso evento. Questa immagine è apparsa in una pubblicità di Longstone Tyres, sul retro della rivista trimestrale del VSCC (Vintage Sports-Car Club). Anche se Longstone non ha potuto confermare il luogo o la data, diversi dettagli visivi sembrano confermare il legame con la già nota foto di Silverstone.
È possibile che queste due foto siano state scattate lo stesso giorno? E quel giorno era davvero Silverstone, aprile 1954?
Ora ci rivolgiamo alla comunità di PreWarCar.com: qualcuno riconosce il tracciato del circuito, le recinzioni, l’insegna "Daily Express", o magari una delle altre vetture inquadrate? Questi dettagli potrebbero aiutarci a confermare il luogo e a ricostruire ulteriormente la storia della Horstman.
Ogni contributo è prezioso. Insieme possiamo riportare alla luce un meraviglioso frammento di storia dell’automobilismo sportivo.
Testo e foto: Richard Warner